lunedì 25 giugno 2012

Senza se e senza ma

Dopo l'ennesima morte di un militare in Afganistan la parte migliore di questo paese ha il preciso obbligo morale e politico di chiedere al Parlamento  il ritiro immediato del contingente italiano.
Che non si tratti di missione di pace volta ad esportare la democrazia è una verità tanto ovvia quanto taciuta.
Eppure ritengo che Emanuele Braj non sia morto invano. Anzi, il suo sacrificio è utilissimo. Giova indubbiamente ad una classe politica priva di legittimazione e alle prese con uno sconcertante calo di popolarità. Un nemico esterno, che per di più assume agli occhi dell'opinione pubblica il volto truce del terrorista, ricompatta la nazione attorno alla sua classe dirigente.
E serve, niente di nuovo neppure in questo, alla sempre fiorente industria bellica, che continuerà a fare profitti finché ci saranno nemici da annientare e tiranni da abbattere. 

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