martedì 22 gennaio 2013

Stato batte Evasori uno a zero

Ammettiamo per un attimo che sia vero quello che leggo sui siti libertari che frequento abbastanza spesso, come  questo per esempio. Ammettiamo che Rothbard, Nozick, Von Hayek, Hoppe, Kinsella (cito i primi che mi vengono in mente) e il poliedrico e variamente denominato universo libertarian abbiano ragione e il resto del mondo torto: proprietà e libertà sono intimamente correlate, per cui non si può intaccare l'una senza offendere l'altra; lo Stato, qualunque Stato a prescindere dalla forma storica che assume, una democrazia nordica o una monarchia assoluta islamica fa poca differenza,  è un mostro che dissangua l'individuo; le tasse sono un furto e lo Stato è il borseggiatore.
Se queste premesse sono vere e convincenti, e naturalmente non mi convincono, consegue che ogni libertario che voglia essere coerente debba tenersi lontano da qualunque forma di competizione elettorale, non andando a votare né candidandosi.
Il movimento libertario può, al più svolgere una mera azione di testimonianza oppure fare i pressing sulle forze politiche che di volta in volta ritiene più vicine alle proprie istanze, escludendo sempre, in linea di principio, un proprio impegno diretto, oppure ancora infiltrarsi nei partiti che hanno o si danno una struttura di tipo tradizionale e condizionarne la linea dall'interno.
Il Movimento Libertario di Leonardo Facco ha provato a presentarsi alle prossime elezioni con una lista denominata "Forza Evasori - Stato Ladro", che il Viminale ha naturalmente escluso dalla competizione.
Tra i commenti polemici, oltre a quelli dei diretti interessati, vale la pena  di citare un paio di passaggi tratti dal blog di Carlo Lottieri:
La struttura dello Stato moderno, in Italia come altrove, è intimamente autoritaria poiché poggia su quella nozione di sovranità che non soltanto ha esiti illiberali, ma – come mostra questo episodio – comporta logiche antidemocratiche.
Non c'è  niente di illiberale in una decisione che esclude dalle elezioni un movimento politico che, sin dal nome, si connota per il suo carattere eversivo e istiga ad una condotta illegale. Se dai del ladro a qualcuno, inoltre, è molto probabile che non la prenda bene.
Conclude Lottieri:
quello che emerge con chiarezza è che lo Stato è intimamente anti-giuridico, dato che non accetta e non può accettare di porre gli uomini e le istituzioni su un piano di eguaglianza. Alcuni dispongono della vita di taluni altri: funzionari del ministero, deputati di questo o quel partito cooptati da piccole consorterie, magistrati divenuti tali grazie a un concorso, burocrati di enti parastatali, ecc.
Lo Stato si fonda per definizione su un piano di diseguaglianza fra istituzioni e cittadini, ma non per questo è intimamente antigiuridico, per la semplice ragione che a stabilire cosa è giuridico e cosa non lo è è proprio lo Stato, con una precisazione che a me pare essenziale: in una democrazia le decisioni sono prese dai cittadini attraverso i propri rappresentanti. 
Deputati di questo o quel partito cooptati da piccole consorterie, detto proprio mentre si manifesta la propria simpatia per un partito politico, è un'espressione che starebbe bene in bocca a Grillo e denota un'invincibile fastidio per i corpi intermedi che sono invece una garanzia per la stabilità democratica del Paese. Una democrazia senza partiti non può esistere.
Un'ultima riflessione: mi domandavo cosa propone Lottieri per l'accesso in magistratura, dal momento che il concorso pubblico non è di suo gradimento. L'elezione popolare o la nomina sovrana?


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