"Secondo i dati raccolti dall'Organizzazione internazionale del lavoro, ogni anno muoiono per cause correlate al lavoro due milioni di persone ( grassetto mio ). Circa un quarto di esse sono vittime di incidenti; le altre muoiono a causa di malattie contratte sul lavoro, nonché di intossicazioni di varia origine, di esposizione prolungata a sostanze cancerogene, di radiazioni. Al dato delle morti va aggiunto quello di invalidi a causa di incidenti e di coloro che contraggono malattie o stati patologici inguaribili: il che vuol dire altri milioni di persone. Le vittime di incidenti e malattie, letali e non, sono quasi esclusivamente operai e operaie, i più vicini fisicamente alle macchine, agli strumenti di lavoro, ai materiali, tutte cose che a seconda dei casi possono esplodere, incendiarsi, intossicare o caderti addosso. Sono invece quasi del tutto assenti dirigenti d'azienda, imprenditori, politici, funzionari della pubblica amministrazione e, manco a dirlo i docenti universitari. Nessun appartenente a queste categorie, in nessun paese, muore schiacciato da un cassone di lamiere, oppure cadendo da un tetto o calandosi in una cisterna o travolto mentre lavorava sui binari d'una ferrovia" ( Luciano Gallino, La lotta di classe dopo la lotta di classe, intervista a cura di Laura Borgna, Laterza, 2012)
martedì 8 maggio 2012
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