martedì 27 marzo 2012

Un'odiosa ipocrisia

Michele Silvestri è la cinquantesima vittima italiana della guerra afgana. Era soldato di un esercito invasore ucciso in un atto di resistenza al nemico occupante. Questa la cruda verità, il nudo accadimento. Su questo evento, poi, si possono costruire le opinioni e si devono dare della valutazioni politiche, prescindendo naturalmente dal detestabile e tralaticio capovolgimento lessicale che ha trasformato i conflitti in missioni di pace. Questa ripugnante ipocrisia, fino a pochi anni fa, aveva almeno il merito di alzare un muro, di circoscrivere il consenso attorno a se. Era un’ ipocrisia non pienamente condivisa. Poi quel muro è crollato e il “no alla guerra senza se e senza ma” è stato implacabilmente eroso da molti “se” e da troppi “ma”. Tutta la sinistra, moderata e antagonista, era contro gli interventi militari, assieme a buona parte del mondo cattolico, ai sindacati, ai movimenti, all’associazionismo. Nel 2008 la sinistra radicale, che coerentemente non ha mai rinnegato le proprie ragioni, è fuoriscita dalla Camera e dal Senato, grazie ad una legge elettorale, il porcellum, varata proprio allo scopo di ridurre il dissenso all’interno del Parlamento. Il movimento pacifista e antimilitarista si è trovato quindi privo di una sponda istituzionale per portare avanti la propria battaglia ed è diventato sempre più fiacco; la sinistra moderata, per contro, è praticamente indistinguibile dalla destra.
Che fare dunque? L’indignazione non basta. Le periodiche mobilitazioni contro la guerra rischiano di apparire come manifestazioni folcloristiche un po’ antiquate. La grande stampa è appiattita su posizioni apertamente guerrafondaie, aperta al massimo a qualche asettica analisi tecnica, senza una reale analisi politica di fondo. Continueremo naturalmente a ribadire la nostra posizione senza tentennamenti. Quindi, in ogni sede e sfruttando tutti i margini di agibilità democratica, chiederemo il ritiro dei contingenti italiani da tutti i teatri di guerra. Aspettando che questo accada, tuttavia, è necessaria la presa di coscienza individuale, che porti a chiamare le cose con il loro nome: le missioni di pace sono una menzogna alla quale non credono neppure i più ingenui tra i bambini.

1 commento:

Aspettando il quattro marzo/2

Da spettatore non sempre attento ho l'impressione che questa campagna elettorale veda una strana e trasversale polarizzazione: poche per...