sabato 5 maggio 2012

Buon compleanno Dottor Marx

Digito su Google la voce Marx: 100 milioni di risultati. Il suo maestro, Hegel, si ferma sotto i 15 milioni; neppure Kant riesce ad eguagliarlo, attestandosi a 94 milioni. Freud 50 milioni; Locke 48;  Voltaire e Rousseau sopra i 40; Spinoza 10 milioni;  Platone meno di 7; Aristotele poco più di 6. Sotto il milione di risultati troviamo Agostino d'Ippona, Tommaso d'Aquino, Bertrand Russell.
Qualcosa vorrà dire, se i numeri significano qualcosa. 
Come pure non è senza significato la presenza di centinaia di riviste che direttamente si ispirano al pensiero di Karl Marx. In ogni paese del mondo esiste almeno un partito comunista(i più fortunati ne hanno quantomeno due...perdonatemi l'amara ironia). 
Nessun filosofo ha destato tanta passione e tanto odio quanto lui. Evidentemente continua ad essere attuale e le sue opere hanno ancora qualcosa da dire alla modernità. Con Marx e gli sviluppi novecenteschi della sua filosofia bisogna fare i conti, piaccia o non piaccia.

venerdì 4 maggio 2012

Tutti al mare

Decisamente gustoso vedere politici navigati impegnati a sostenere la causa dei referendum per ridurre il numero dei consiglieri regionali e abrogare le provincie che essi stessi hanno voluto. Credo che sia decisamente un brutto segno. Ovvio che chi vuole dimezzare il consiglio regionale ha già fatto i suoi conti: pensa di rientrarci e investe risorse nell'antipolitica. A chi giova la riduzione degli spazi di rappresentanza? Non si risparmia sulla democrazia. Rimango stupito nel vedere tante persone, non so quanto in buona fede, reclamare a gran voce che vengano eliminate le istituzioni che sono più vicine ai cittadini, come le province.
Domenica prossima sospenderemo il nostro engagement e andremo al mare.

mercoledì 2 maggio 2012

La doppia memoria di Chicago


Vi sono dei luoghi che hanno una straordinaria potenza simbolica, che significano qualcosa, divengono uno spazio affettivo in relazione alle esperienze di ciascuno di noi. Sono i luoghi di una  memoria potenzialmente condivisa. Così, ad esempio, le Fosse Ardeatine, non sono ricordate per essere una dismessa cava di piroclastite ma perché i nazisti vi uccisero, a sangue freddo, 335 persone per rappresaglia contro l’attentato di Via Rasella a Roma; le foibe del Carso interessano poco i geologi e moltissimo gli storici;  a Marcinelle, nel 1956, trovarono la morte di 262 minatori. L’elenco potrebbe continuare ad libitum. Se si guarda l’icona del mio profilo si comprende perché Barcellona, Guernica e Badajoz mi sono particolarmente care.
Continuando in questo gioco delle associazioni libere sono arrivato a Chicago, e gli ho attribuito un significato duplice.

I martiri di Chicago

Il primo maggio 1886 i sindacati organizzarono a Chicago uno sciopero per rivendicare la giornata lavorativa di otto ore. Le condizioni di lavoro in città erano miserabili, con molti operai impegnati nelle loro mansioni dalle dieci alle dodici ore giornaliere, spesso sei giorni alla settimana e a volte in condizioni pericolose. Il 3 maggio gli scioperanti si incontrarono di fronte alla fabbrica di mietitrici McCormick e vennero attaccati senza preavviso dalla polizia. L’attacco provocò due morti e numerosi feriti. Alcuni anarchici distribuirono dei volantini che invitavano gli operai ad un presidio ad Haymarket Square per protestare contro il comportamento della polizia. Il presidio iniziò pacificamente il pomeriggio del 4 maggio, con l'anarchico  August Spies che parla alla folla da un carro al lato della strada. Improvvisamente la polizia ordinò alla folla di disperdersi, cominciando a marciare in formazione verso il carro degli oratori. Fu a quel punto che un piccolo ordigno esplose vicino alla prima linea della polizia uccidendo un poliziotto, Mathias J. Degan. A quel punto la polizia aprì il fuoco sulla folla, ferendo dozzine di persone e uccidendone undici, fra cui sette agenti, molto probabilmente colpiti dal fuoco amico.
Otto persone collegate direttamente o indirettamente con la protesta furono accusati della morte di Degan: August Spies, Albert Parsons, Adolph  Fischer,   George Engel, Louis Lingg, Michael Schwab, Samuel Fielden  e Oscar Neebe. Il processo, presieduto da Joseph Gary, si concluse con condanna a morte per sette di loro e a 15 anni di reclusione per Neebe.
Il caso può essere citato come un esempio di malagiustizia americana. Spies, Parsons, Fischer, Engel, Lingg, Schwab,  Fielden e Neebe sono ricordati ancora come i Martiri di Chicago.

Chicago boys

Con l’espressione Scuola di Chicago si fa riferimento alla scuola economica neoliberista e alle teorie di Milton Friedman, sotto la cui egida si formò, attorno al 1970, il gruppo di economisti cileni noti col nome di Chicago Boys. Assunti al ministero dell’economia presieduto da José Piñera sotto il regime di Pinochet, diedero il loro  efficace contributo, da tecnici diremmo oggi, a sbarrare la via al socialismo che aveva imboccato il Cile di Allende.
Grazie alle politiche neoliberiste, taglio della spesa pubblica e privatizzazioni, unite ad una brutale repressione del movimento sindacale, l’economia conobbe un significativo momento di recupero, al punto che alcuni economisti si sentirono autorizzati a parlare di miracolo economico cileno.
Pinochet è morto senza aver pagato per le sue nefandezze. Le 2.279 vittime accertate dalla commissione Rettig illustrano bene uno dei paradossi del liberismo: la libertà economica, che postula liberalizzazioni, privatizzazioni e riduzione al minimo dell’intervento pubblico, richiede, per contro, uno stato illiberale che reprima il malcontento dei ceti subalterni, elimini il dissenso e sopprima il movimento sindacale.

lunedì 30 aprile 2012

Extravagantes intorno alla storia del lavoro/1


La teoria dei tre ordini, perorata da Adalberone vescovo di Laon nel suo celeberrimo Carmen ad Robertum Regem(XI secolo), rappresenta la legittimazione teorico-formale del feudalesimo e della suddivisione in classi sociali in cui si articolava: oratores, il clero, bellatores, la nobiltà feudale, laboratores, che provvedevano al sostentamento materiale di tutti.
Almeno fino al XVIII secolo la tripartizione adalberoniana costituisce la sovrastruttura di riferimento degli assetti sociali dell’ Ancien Régime. Nobiltà e lavoro si trovano su due poli diversi e contrapposti: i nobili non lavorano e per questo sono uomini liberi. Il non lavoro, quindi, è il più attendibile indice di nobiltà e libertà.  Presso i Longobardi arimanno è l’uomo libero che combatte per il suo sovrano, ottenendone come ricompensa terre e onori. Ancor oggi in tedesco Herr significa signore. In italiano il sostantivo cafone indica il contadino, se usato come aggettivo, invece, designa una persona rozza, priva di stile, dai modi tutt’altro che aristocratici.
Lasciamo da parte il Carmen e andiamo al ventesimo secolo. Durante il primo conflitto mondiale milioni di contadini meridionali sono stati mandati al macello per la gloria di casa Savoia e una manciata di inutili montagne. Molti di loro probabilmente erano sostenuti dalla promessa, destinata a rimanere disattesa, che, terminata la guerra, avrebbero avuto, quale ricompensa del servizio reso al Re, la terra che lavoravano e che non era di loro proprietà. Hanno ingenuamente coltivato il sogno della libertà e il desiderio di spazzare via i latifondi che abbondavano nel meridione d’Italia: un’estrema propaggine di feudalità che il risorgimento tradito non era riuscito a debellare.
Arbeit macht frei: è il messaggio di benvenuto che si trova ancora all’ingresso del campo di Auschwitz, dove i prigionieri, prima di essere spediti al forno, ricevevano un trattamento che, se praticato sulle bestie, susciterebbe la giusta indignazione degli animalisti. Il motto “il lavoro rende liberi non è il tentativo di riabilitare le attività manuali, tradizionalmente contrapposte a quelle liberali. Piuttosto costituisce la difesa della divisione del lavoro e dell’implicata partizione in classi sociali. Facile sermoneggiare sulla dignità del lavoro altrui da uno scranno di Heidelberg. La stessa operazione risulta più complessa da effettuare  nella catena di montaggio di un opificio e nei cunicoli di una miniera, o quando si spende la propria vita ad incatramare strade, custodire porci, cavare patate dalla terra.
Labor in latino è tanto il lavoro quanto la fatica, che del lavoro è il risultato immediato. Ma è anche il dolore. E con travaglio si fa riferimento, appunto, ai dolori che precedono il parto. In alcuni idiomi del meridione d’Italia faticare significa lavorare. Lavoro, fatica, dolore sono riconducibili, quindi, alla medesima area semantica. Mentre scrivo queste note sparse mi viene in mente la tremenda maledizione divina:

Con il sudore della tua faccia mangerai il pane,
finché tornerai nel suolo,
perché da esso sei stato tratto,
              perché polvere sei ed in polvere devi tornare. (Genesi 3, 19)

sabato 28 aprile 2012

Leggerezza imperdonabile



Voglio essere onesto: considero la decisione del Prefetto di Cagliari una leggerezza. Autorizzare la manifestazione dei nostalgici di Salò in concomitanza col corteo antifascista in occasione del 25 aprile è un atto di una mostruosa indelicatezza. Sono in buona fede e non vi leggo l'intenzione di creare nessuna polemica.
Una democrazia matura ha il dovere di consentire, ed è in grado di sopportare, tutte le manifestazioni di pensiero, comprese quelle che negano il valore universale ed inclusivo proprio delle società aperte.
Questo, tuttavia, non può consentire di abbattere quei confini che segnano il discrimine tra la tirannide e libertà. Si devono accettare tutte le interpretazioni della stagione resistenziale, purché suffragate da prove documentali. Non è invece accettabile la confusione tra chi si commise al nemico invasore e chi invece vi si oppose, disponendosi anche al sacrificio estremo in nome di una libertà di cui tutti oggi possono godere, militanti repubblichini inclusi.

martedì 24 aprile 2012

La lezione francese

Il primo turno delle elezioni presidenziali francesi, con la sua carica di ovvietà, può suggerire anche alla sinistra italiana una possibile strada da seguire. Scontata era l'affermazione di Hollande su Sarkozy. Scontati erano il successo di Marine Le Pen (Front National) e di Jean Luc Mélenchon (Front de la Gauche). In periodi di crisi economica le urne puniscono i governi in carica e danno spazio alle ali estreme degli schieramenti politici. Comunque sia, i due sfidanti dovranno fare i conti con il voto di protesta di matrice antieuropeista.
   La sinistra vince se ha il coraggio di mettere in discussione il liberismo e i diktat di un'Europa che pretende, e purtroppo ottiene, la devastazione dello stato sociale e ha persino l'impudenza di imporre il cambiamento delle costituzioni degli stati membri.
Scontati i risultati e semplice la lezione da imparare:
 1) Gli europei bocciano senza appello le politiche economiche dell'Unione Europea.
 2) I partiti tradizionali sono uno strumento in grado di funzionare, a patto che abbiamo qualcosa da dire: è sul contenuto che si dovrebbero concentrare gli sforzi di elaborazione politica, non sulle forme. Per cui ha poco senso spendere i pochi mesi che ci separano dalle prossime elezioni in inutili dibattiti sulla legge elettorale.
   Ce la faremo perché avremo il coraggio delle idee. Non abbiamo bisogno di primarie di coalizione, di popoli viola né di grillismi, di movimenti indecisi e confusionari, di aperture ad un'improbabile società civile dietro cui si nascondono, gattopardescamente, il vecchio che avanza e la solita muffa dell'antipolitica militante.

domenica 22 aprile 2012

La mattanza


I fatti di Genova 2001 costituiscono la più grave violazione dei diritti umani in Occidente dalla fine della seconda guerra mondiale.  Tra il 19 e il 22 luglio si  verificò una vera e propria cancellazione dei principali diritti politici. 
Sono passati oltre dieci anni. La verità storica e quella giudiziaria sono chiare, anche perché suffragate da centinaia di foto e da svariati filmati: violenze fisiche e psicologiche in danno dei fermati, sospensione degli elementari diritti processuali, come l'impossibilità di conferire con un legale o di comunicare la propria condizione di fermo.



I fatti della scuola Diaz e quelli della caserma Bolzaneto si inseriscono in un contesto di guerra urbana totale come non si era mai visto in Italia, neppure nei burrascosi anni Settanta.
Tanto la pessima gestione dell'ordine pubblico quanto il trattamento riservato ai fermati da parte delle forze di polizia sono stati oggetto di censura da parte di Amnesty International.

Il bilancio delle quattro giornate di Genova è spaventoso: centinaia di fermati, un morto, una città devastata, l'immagine internazionale dell'Italia fortemente compromessa.



 


Ad oltre dieci anni dai fatti Amnesty continua a chiedere all'Italia l'istituzione del reato di tortura, la condanna dell violazioni commesse dalle forze di polizia in danno dei manifestanti, una revisione della normativa di pubblica sicurezza specie per quel che concerne l'addestramento e il dispiegamento delle forze di polizia, l'uso delle armi da fuoco. Amnesty sottolinea inoltre come sia opportuno introdurre elementi di identificazione personale degli appartenenti alle forze dell'ordine che operano nel corso delle manifestazioni.

In memoria del professor Todini

     Ho visto il video senza l'audio e mi sono abbandonato ad un commento vigliacco e banale: il dato positivo della faccenda - ho de...