mercoledì 12 giugno 2013

Per la scuola pubblica/1


Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato (Art. 33 Cost., 3°comma)

Naturalmente non poteva mancare un post sul recente referendum bolognese relativo al finanziamento pubblico della scuole dell'infanzia paritarie.
La portata del referendum naturalmente va al di là del ristretto ambito locale in cui è maturata e degli effetti pratici che può produrre per assumere una più marcata natura politica.
L'articolo 33 della Costituzione, al terzo comma, è incontrovertibilmente chiaro:  quel senza oneri per lo Stato non si presta ad interpretazioni multiple. I genitori benestanti e benpensanti sono liberi di affidare le figlie alle suore Orsoline, al riparo dalla seduzione (intellettuale s'intende...) dei professori marxisti di filosofia e i figli indolenti ai diplomifici che nascono e prosperano con rapidità preoccupante. Basta pagare e arriva il diploma e magari anche la laurea. 
Se il discorso si chiudesse qui nessuno avrebbe da obiettare alcunché. Pagano per ottenere ciò che potrebbero avere gratuitamente. In fondo ognuno butta i soldi come meglio crede.
Proviamo a domandarci cosa ci sia dietro la crociata contro la scuola pubblica.  Dobbiamo tener presente che la essa è stata un formidabile veicolo di promozione sociale almeno fino agli anni Ottanta. Ancora oggi, nonostante la crisi occupazionale, aver condotto dei buoni studi può essere una carta spendibile sul mercato del lavoro. Peccato imperdonabile: i cafoni hanno conteso alla borghesia i posti di comando nelle pubbliche amministrazioni, nella giustizia, nelle forze armate e, impudenza senza eguali, persino nei consessi legislativi.
L'articolo 34 della Costituzione prevede che 
I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi.
Certo, non bastano le borse di studio a fare la differenza. Tuttavia il Costituente ha voluto sancire che non si possono fare parti uguali fra diseguali e che, di conseguenza, si deve dare di più a chi ha meno. Si tratta, a ben vedere, del principio di eguaglianza sostanziale, contrapposto al principio di eguaglianza formale, tanto caro alla tradizione liberale.


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