mercoledì 17 dicembre 2014

Quasi tutti puttane

Provo, per la seconda volta da quando ho aperto questo blog, a dire qualche parola su un libro che non ho mai letto. 
Qualche giorno fa mi sono imbattuto nel libro di Annalisa Chirico, Siamo tutti puttane, pubblicato per i tipi della Marsilio. Lo avrei dovuto comprare per poter scrivere questo post con maggiore consapevolezza. Tuttavia, cercando qua e là nel web, ho raccolto qualche notizia sull'autrice, sufficiente, credo, a sopperire alla mancata lettura.
Per quale motivo la Chirico sente di dover difendere la condotta, censurabile secondo il senso comune e l'etica corrente, di donne e uomini che noleggiano il corpo al piacere altrui?
Il nostro ordinamento non vieta la prostituzione; si limita a tollerarla,  case di tolleranza erano appunto denominati quei luoghi dove tale mestiere si esercitava, e a punire alcune condotte collaterali quali ad esempio l'induzione e il favoreggiamento.
La Chirico, quindi, sembrerebbe perorare la  libertà di disporre del proprio corpo, di offrire prestazioni sessuali a chi è disposto a pagarne il prezzo. 
Difficile ritenere che davvero una donna, salvo casi assolutamente eccezionali, si prostituisca in piena libertà, che sia una scelta professionale come un'altra. Bella di giorno, la storia di una donna borghese che si prostituisce per sfuggire alla noia coniugale è senza dubbio un capolavoro ma si tratta appunto di finzione cinematografica, evidentemente poco idonea a rappresentare la realtà. 
Annalisa Chirico ha seguito il processo relativo al caso delle olgettine lamentando che le ragazze siano state trattate da colpevoli più che da vittime. 
Perché tanta passione nel cercare di dimostrare che l'atto di prostituirsi è un contratto come un altro?
Proviamo a rispondere tenendo conto di alcun indizi: la Chirico scrive per il Giornale e per Panorama; il Giornale e Panorama fanno capo a Silvio Berlusconi; Silvio Berlusconi è stato coinvolto in alcune vicende di prostituzione nella qualità di utilizzatore finale. Il sillogismo non è perfetto ma suggerisce la possibilità che ad animare la penna della giornalista non sia l'ardore libertario ma il desiderio di rimanere nelle grazie del proprio potente padrone, un atteggiamento che ricorda da vicino la prostituzione d'alto bordo. 
Viste le premesse, presumo che la similitudine non spiacerà alla Chirico. 




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