domenica 28 ottobre 2012

Una rima per la Fornero


A marzo scorso, nel corso di un corteo una signora di mezza età esibì una t-shirt con  su scritto "Fornero al cimitero". Ne seguirono un mare di polemiche, non tanto per il messaggio iettatorio quanto perché l'anonima manifestante scambiava due chiacchiere con Oliviero Diliberto.
Elsa Fornero in effetti non fa proprio niente per risultare simpatica e forse non gli importa più di tanto: non deve rendere conto a nessuno se non all'Europa e ai mercati finanziari. A giugno ha affermato che il lavoro non è un diritto e bisogna conquistarselo. Qualche giorno fa ha invitato i giovani a non essere troppo esigenti nella scelta del primo impiego: 
Non devono essere troppo choosy nella scelta del posto di lavoro. Lo dico sempre ai miei studenti: è meglio prendere la prima offerta di lavoro che capita e poi, da dentro, guardarsi intorno, non si può più aspettare il posto di lavoro ideale, bisogna mettersi in gioco. 
Poi ha aggiunto che sarebbe andata avanti, senza farsi intimorire. Intanto però, per evitare altre contestazioni, ha abbandonato il convegno.
Ha dimenticato che adesso fa il ministro, e chi fa politica deve accettare anche i fischi specie quando si usa il proprio scranno per dare profferire sentenze intempestive, e la sua platea non è formata dagli studenti dell'Università di Torino, i quali peraltro non sono un campione rappresentativo del mondo giovanile. 
Vi sarebbe un altro argomento spendibile per togliere in radice credibilità alle sentenze della Fornero: nata a San Carlo Canavese, ha insegnato a Torino, a due passi da casa, in barba al consiglio di lasciare presto la famiglia per andare a cercare fortuna altrove. 
Per cui il Ministro, una donna che  io annovero tra i privilegiati che non hanno un'idea neppur vaga di cosa significhi lavorare, accetti almeno le contestazioni pubbliche, in attesa che si tolga di mezzo e torni ad essere un oscuro professore all'Università di Torino. 



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