mercoledì 14 dicembre 2011

Il grande talebano

Giorno più giorno meno sono passati dieci anni.
Non ho nessuna nostalgia per il pontificato di Giovanni Paolo II
Karol Wojtyla è stato un pontefice davvero popolare, amatissimo dalle masse per la sua semplicità teologica. Personalmente non ho mai letto niente di interessante né di arguto scritto dal papa polacco. Tutti i suoi documenti si inseriscono perfettamente nel solco della tradizione.
La sua è stata la Chiesa trionfante e barocca, incline però ad accettare anche il paganesimo della devozione popolare, a patto naturalmente di riconoscere la gerarchia ecclesiastica e il primato del successsore di Pietro.
E' stato anche un censore implacabile, condannando senza appello il più tenue dissenso e la diffusa tendenza ad una sorta di protestantesimo interno alla Chiesa, ribadendo sempre la centralità del magistero ufficiale nella ricerca teologica.
Si è battuto contro la ricchezza smodata forse al solo scopo di riproporre un modello arcaico di società.
Sconfitto il comunismo, la Chiesa stessa si è trovata in difficoltà, dal momento che le organizzazioni totalitarie si reggono anche sull'esistenza di un nemico forte ma non imbattibile.
Se leggiamo attentamente i documenti ufficiali del pontificato di Giovanni Paolo II è agevole avvedersi che il suo magistero non si discosta dalla sistemazione teologica di Tammaso d'Aquino. 

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