giovedì 19 giugno 2014

España mañana será Republicana


Mi domando se gli spagnoli siano più mesti per la stupenda eliminazione della loro nazionale o più gaudenti per l'incoronazione del nuovo re Filippo VI.
Grandi novità in casa di una delle più feroci dinastie europee. Letizia Ortiz non ha una goccia di sangue blu ed è persino divorziata. In compenso è bellissima come si conviene ad una principessa. Sulla coppia grava il compito di rilanciare l'immagine della Casa Reale e l'idea stessa di monarchia, che anche in Spagna ha fatto il suo tempo.






  

domenica 18 maggio 2014

Quelli che in Svizzera è sempre meglio che da noi


La bandiera del "Cantone Marittimo"
La vicenda ucraina sta scatenando un eccesso di fantasia internettara. L'ultima trovata in ordine di tempo è la petizione on line con la quale i richiedenti domandano l'annessione della Sardegna alla Svizzera. Lasciando da parte la percorribilità istituzionale di una simile ipotesi, viene da domandarci, rimanendo sempre nell'ambito della fantapolitica, quali tangibili vantaggi possano derivare alla Svizzera dall'accollarsi la situazione economica dell'isola. Una volta che ci saremo consegnati alla Confederazione tutto andrà meglio: la disoccupazione scenderà ai minimi storici, il fisco sarà meno rapace e la pubblica amministrazione sarà finalmente efficiente e poco costosa. 
Una provocazione intelligente, è stato detto in un commento al post di Fabristol, che esibisce un entusiasmo degno di maggior causa e chiude così il suo intervento:
I vantaggi per la Sardegna sarebbero enormi, molti più di quelli dell’indipendenza totale: basso carico fiscale, libertà di decisione su tantissimi punti nodali del cantone, investimenti di ricche multinazionali svizzere, adozione del franco svizzero, integrazione all’interno di una confederazione di altri popoli con differenti culture e lingue. Allo stesso tempo per la Svizzera si tratterebbe di avere una gallina dalle uova d’oro: accesso al mare, aumentare il proprio territorio di quasi il doppio, la popolazione crescerebbe di 1.6 milioni di abitanti, ricchezze naturalistiche e minerarie, vacanze a basso costo ecc. La minoranza italiana diventerebbe meglio rappresentata anche se il sardo potrebbe essere inserito come lingua ufficiale insieme alle altre 4 lingue ufficiali (francese, italiano, tedesco e romancio) e, perché no, pure il catalano di Alghero. Le possibilità per la Svizzera e la Sardegna sono infinite e sono lì, pronte per essere prese a braccia aperte. Questa non è quindi una goliardata ma una seria proposta dai contenuti molto ragionati e di buon senso.
Non mi pare che l'appartenenza della Sardegna all'Italia abbia mai frenato l'afflusso di capitali stranieri. Per quanto riguarda i turisti, sono sempre benvenuti. Se poi la Sardegna disgusta chi vi abita da sempre la via dell'emigrazione è sempre aperta. Svizzera permettendo...




giovedì 20 marzo 2014

Io non lo farei mai ma...

Che sia vero o no che una donna abbia partorito nel bagno di un ospedale romano perché tutto il personale presente era obiettore ha poca importanza. La notizia è certamente verosimile, data la percentuale dei medici non abortisti presenti in Italia.
Il dato normativo inconfutabile è che l'interruzione volontaria di gravidanza è ammessa, quello culturale, invece,  è che tale pratica sia osteggiata in molte strutture ospedaliere, con tecniche che vanno dalla persuasione fino alla violenza psicologica. 
Se la donna si reca in ospedale perché ha deciso di interrompere la gravidanza deve essere messa nella condizione di farlo. 
Io non lo farei mai ma ... Certo io non lo farei, anzi, non lo farò mai perché non ho un utero. Ma? Nessun ma. Non ho il diritto, e penso che nessuno lo abbia, di sapere cosa sia bene per le altre. Eppure si narra, e credo che la notizia non sia completamente infondata, che in alcuni reparti si aggirino strani personaggi che, in nome della propria particolarissima visione del mondo, pensano di sapere quale sia la decisione che le altre debbano prendere.
Nessuna ha mai preso a cuor leggero la prospettiva di rinunciare alla maternità.
Non c'è dubbio che una gravidanza indesiderata sia un dramma di proporzioni enormi. Per questo motivo ritengo che il numero degli aborti debba e possa diminuire in maniera significativa. Il ricorso generalizzato alla contraccezione con metodi non naturali, pillola e preservativo, consentirebbe di limitare le gravidanze indesiderate fino quasi a farle scomparire del tutto. Il punto è che gli stessi ambienti antiabortisti manifestano riserve di natura etica anche sulla contraccezione, ammettendo solo i metodi naturali. Metodi naturali: come incrociare le dita e sperare che non accada.

domenica 23 febbraio 2014

Il Sol dell'Avvenire

In luogo delle consuete analisi elettorali, che sarebbero viziate da un'eccesso di raro ottimismo, preferisco abbandonarmi al ricordo e alla nostalgia.
Quando ero bambino abitavo nei pressi di Porto Torres. Babbo faceva il pastore: aveva abbandonato il paese d'origine ma non era stato sedotto dal miraggio dell'industrializzazione. Ragionando con la pacatezza di un'aduldità a fatica conquistata posso affermare che il rifiuto di andare a vivere in città sia stato un dono stupendo di cui solo troppo tardi ho compreso il significato.

Tenemmo a Nule la residenza per cui con cadenza mediamente annuale tornavamo in paese per votare. Cosa volesse dire non lo sapevo, ma sapevo che era una cosa che le persone grandi dovevano fare.

La domenica elettorale era tradizionalmente inondata da un sole meraviglioso. Mi piacerebbe pensare che fosse il Sol dell' Avvenire. Festa comandata o doverosa incombenza civile alla quale sarebbe stato inopportuno mancare, era comunque bello trovarsi tutti a casa di nonno. Dopo il pranzo a noi bambini era concesso di giocare in sa corte. A dire il vero non saprei dire se davvero trascorressimo in cortile il dopo voto. Non ha importanza. Voglio ricordare le cose che più mi piacciono.

Il viaggio a Nule era però un tormento: oltre cento chilometri di cui la metà particolarmente favorevoli al più terrificante mal d'auto. Per un po' di tempo ho accarezzato egoisticamente l'idea di deportare il parentado nella Nurra. Mamma mi disse che sarebbe stato meglio studiare ingegneria civile e così, diventato grande, avrei potuto addomesticare il cammino che porta alla Memoria.

Una combinazione tra eventi casuali e scelte personali mi ha portato a vivere ad Ozieri, a metà strada Porto Torres e Nule. Vedo che qualcuno sta provvedendo a realizzare il mio antico e inconfessato desiderio, forando montagne e incatramando nuove strade. Un vero peccato, proprio ora che ho imparato ad apprezzare il piacere della guida e ad assaporare il viaggio più che l'arrivo a destinazione. 






martedì 24 dicembre 2013

Pensierini sul Natale



A Natale siamo mediamente più tristi che nel resto dell'anno:  anche questo fa parte della tradizione. Tanto di guadagnato per i commercianti. Più si è tristi e più si compra, nel tentativo di colmare non so quale imponderabile vuoto esistenziale.

Non riesco neppure io a sottrarmi alla stucchevole retorica del Natale e finisco sempre col cedere alla spontaneità dell'atto donativo. La solidarietà organizzata che assume la forma della maratona televisiva mi lascia perplesso e ho il sospetto che qualcuno la usi per riempirsi lo stomaco. Meglio lasciare cinque euro sul cappello di un  musicista di strada, tanto più dolce nella sua sconfinata tristezza se accompagnato da un cane che sonnecchia ai suoi piedi. 


Siccome sono comunista 365 giorni all'anno, alternando il rigore dell'ortodossia a qualche pericolosa devianza decrescitista, questa mesta ricorrenza consumistica, mi dà l'occasione di riflettere sulla sproporzione tra ricchi e poveri. Ieri sera mi sono recato Sassari per un giro di acquisti. Ho fatto lo slalom tra mendicanti e panciuti borghesi che parlavano d'affari: il clemente dicembre sardo consente di sorseggiare l'aperitivo seduti ai tavolini esterni. Sulla via del ritorno ho rivisto le stesse persone annoiate e visibilmente infastidite, da cosa non l'ho compreso. Certo, gli affari per loro, c'è la crisi, non vanno bene, ma, d'altra parte non s'è mai visto un commerciante soddisfatto, un po' come i serpenti erbivori: non possiamo escludere che esistano ma nessuno ne ha mai incontrato uno. Il senso dell'equità sociale, che mi accompagna sempre,  grosso modo a partire dalla fine di novembre si atteggia ad invidia e si manifesta quando indosso i panni dell'automobilista. Non posso fare a meno di notare le automobili di grossa cilindrata posteggiate davanti ai caffè. Tra di esse una ha suscitato la mia attenzione. Si trattava di una vettura del segmento F. L'ho scrutata con attenzione, e credo che questo non sia dispiaciuto al suo proprietario, dal momento che la funzione principale di un bene di lusso è quella di celebrare la ricchezza di chi se lo può permettere. Per poterla acquistare dovrei lavorare per oltre dieci anni senza spendere nulla.

Raggiungendo la mia Fiat 600 ho rimuginato sulle ragioni che hanno generato la ricchezza dei pochi e la povertà di troppi. La risposta che ho dato non diverge  troppo dai ragionamenti che imbastisco a mente fredda. 

Posso tuttavia ritenermi fortunato. Questo mese ho ricevuto stipendio e tredicesima. So che ci sono insegnanti che non vengono pagati da mesi. Buon Natale colleghe. Buon Natale al sassofonista di strada e al suo compagno di vita e di miseria. E Buon Natale anche te, anonimo riccastro. Perdonami se ieri sera ti ho invidiato. È la notte di Natale e, solo per stasera, non ti porto rancore.














domenica 24 novembre 2013

In principio era il Verbo


In un passato non troppo remoto mi è capitato di sentire persone anche dotate di notevoli risorse culturali menar vanto della loro ignoranza in fatto di numeri. Difficilmente si esibiva con la stessa fierezza l'incompetenza nelle materie umanistiche. Si era propensi a perdonare il letterato che non sapeva svolgere le divisioni con due cifre al divisore e a negare la medesima clemenza al biologo che storpiava le citazioni latine. Il primo era considerato comunque una persona colta, il secondo, per bene che potesse andare, era un bravo professionista ma, sotto sotto, rimaneva un ignorante: colpa della tradizionale priorità accordata alle materie umanistiche dalla scuola gentiliana e di una gerarchia dei saperi al cui vertice si collocavano quelle discipline prive di uno scopo pratico immediato, riservate naturalmente a quei ceti sociali che avevano tempoin quanto liberi dalle pressanti richieste del proprio stomaco, e denaro, frutto del lavoro altrui, per consacrare la loro esistenza all'otium.

La divisione del lavoro - osserva Marx ne L'ideologia tedesca - non diventa effettivamente divisione del lavoro che a partire dal momento in cui si opera la divisione fra lavoro materiale e lavoro intellettuale.
Se la storia avesse preso un altro corso, perché non è affatto detto che dovesse andare così, forse oggi non potremmo leggere la Recherche, i liceali eviterebbero le notti insonni sulle versioni di greco e l'aristocratico Alessandro Manzoni non tedierebbe gli studenti con I promessi sposi.

I colleghi della scuola media mi dicono che i ragazzi arrivano da loro con una paurosa povertà lessicale. Un amico mi riferisce di aver appreso assistendo ad un esame universitario in una facoltà di lettere che Augusto sarebbe vissuto nel Medioevo. La sconcertante rivelazione è imputabile all'esaminanda, di cui si ignora l'esito della carriera. Al test di ammissione alla facoltà di lettere ci furono non pochi candidati che collocarono nel Risorgimento la vita e l'opera di Antonio Gramsci. F., ultrasettantenne priva di un'istruzione formale, sa che Augusto è vissuto ai tempi di Gesù e che Gramsci era uno scrittore sardo che è stato imprigionato dal fascismo.

Evidentemente qualcosa è cambiato. Alla colpevolmente tollerata ignoranza in ambito scientifico si è aggiunta un'altrettanto colpevole e fastidiosa noncuranza nei confronti dei saperi umanistici, sempre ammesso che una tale netta separazione abbia ancora senso. 

Crollano le iscrizioni al liceo classico, per tradizione destinato ai rampolli delle classi abbienti. L'assottigliarsi del ceto medio evidentemente ha indotto numerose famiglie a ridimensionare le aspettative che ripongono sui figli. Eppure, credo, la crisi - già, la crisi, che tutto spiega e tutto giustifica - da sola non basta a render conto del fenomeno. In fondo la scuola serve per imparare un mestiere, per preparare al mondo del lavoro. Giusto? Non è questa la giaculatoria che dovremmo recitare ai nostri alunni? Se il lavoratore, poi, è ignorante come una capra, tanto di guadagnato per il padrone. Naturalmente chi sermoneggia sull'utilità dell'istruzione tecnica si guarda bene dal mandare il figlio alle scuole professionali, riservate ai figli degli altri, che sono svogliati oppure non sono portati per lo studio. Meglio che imparino un mestiere e comprendano da subito il posto che è stato loro riservato.

La perdita di credibilità della parola non è casuale. È un fatto dalla straordinaria rilevanza politica. Se la classe dominata viene indotta a pensare che le parole non servono a niente non avrà alcun motivo per contestarne il monopolio alla classe dominante e sarà priva di uno strumento con cui decriptare il linguaggio dei potenti. 


Se ricordare lo sforzo di Lorenzo Milani per l'alfabetizzazione dei ceti subalterni - ogni parola non imparata oggi è un calcio in culo domani - può apparire inattuale - gli autori scomodi sono sempre sorpassati - non lo è certamente il riferimento al Prologo del Vangelo secondo Giovanni, se non altro perché quel testo è, o dovrebbe essere, un punto di riferimento imprescindibile per la vita spirituale di due miliardi di esseri umani.

Due accostamenti arbitrari, frutto del disordine con cui procedono le mie letture. Era da tempo che non citavo don Milani e avevo una gran voglia di ricordarlo. Dedicherò un post tutto a lui. Sto riscoprendo le Scritture che taluni dicono sacre e che, sacre o profane che siano, esercitano un fascino anche per l'uomo contemporaneo: forse, come sostengono gli uomini di chiesa, hanno qualcosa da dire anche a lui. 










     

sabato 5 ottobre 2013

Quando uno è cretino è cretino


                                                                                                              Non abbiamo nessuna remora a tacciare d'ipocrisia la costernazione istituzionale che fa da sfondo all'ultima tragedia di migranti nei mari di
Lampedusa. Se non ci fossero di mezzo più di duecento morti potremmo sorridere del Cavaliere (scusate, ex Cavaliere, le onorificenze  vengono revocate a chi se ne renda indegno) quando invita i suoi a non occuparsi delle vicende interne al partito. Sappiamo bene che ha un solo pensiero in testa, evitare la sua morte politica; la morte altrui, invece, lo riguarda solo nella misura in cui può trarne qualche tangibile beneficio. Noi questo lo sappiamo e lui sa che noi sappiamo. Come sappiamo che la legge Bossi Fini porta il nome di due ministri di uno dei suoi governi: Gianfranco Fini, allora Vicepresidente del Consiglio, poi caduto in disgrazia e dimenticato, e Umberto Bossi, Ministro leghista per le Riforme Istituzionali. Questo atteggiamento, fingere di partecipare al dolore del mondo per non perdere credibilità sociale, è generalmente qualificato come ipocrita. 
Ugualmente ipocriti sono i minuti di raccoglimento prima degli eventi sportivi; ipocriti sono il lutto nazionale, lo sgomento presidenziale, le bandiere a mezz'asta e lo sbigottimento del paese. Ipocriti perché, in fondo, all'uomo qualunque interessa assai poco della sorte di quei poveri africani. 
Eppure anche l'ipocrisia ha una sua funzione: delinea un quadro di valori condivisi, tanto che discostarsene in maniera troppo netta può determinare un sensibile calo del gradimento politico.
Ecco perché dovremmo storcere il naso di fronte alle dichiarazioni rese da Matteo Salvini a Porta a Porta:

 

La sua sincerità è preoccupante in quanto indice del decadimento di un'etica condivisa. Non è ipocrita perché non ne avverte il bisogno e comprende che la sua base elettorale razzista, e xenofoba proprio come lui, non è partecipe della pietà umana che qualsiasi essere umano dotato di coscienza sente di dover provare di fronte a centinaia di propri simili annegati come topi.



In memoria del professor Todini

     Ho visto il video senza l'audio e mi sono abbandonato ad un commento vigliacco e banale: il dato positivo della faccenda - ho de...